La costruzione

August 2, 2017

 

 

Il festival CRISTALLINO giunge in autunno alla sua 5ª edizione, e noi non possiamo far altro che confermare la sua natura polimorfa, inquieta, in costante divenire. Ancora una volta il festival sta mutando: non più legato a una singola stagione; inteso a mantenere la sua dimensione itinerante, attraverso gli eventi negli atelier, e tuttavia anche prossimo a radicarsi, a conquistare dimora nei locali della galleria CORTE ZAVATTINI 31; sempre più vicino alla modalità dell’officina artistica, a una intenzione sperimentale, a un concerto di prove tecniche, di tentativi e di realizzazioni.

 

 

 

 

Ecco il movimento è questo, questa l’esatta identità del progetto: qualcosa che oscilla fra nomadismo e stanzialità, fra l’idea di “festival”, di una rassegna circoscritta in diversi appuntamenti per condividere con il pubblico il lavoro maturato nel tempo, e l’idea di un “cantiere”, di uno spazio collettivo e transitivo dove questo lavoro prende forma, dove si fa ricerca. Inutile dire che entrambe le direzioni si nutrono l’una dell’altra, in reciproco scambio.

 

Cercando di riassumere in una formula queste dinamiche si potrebbe parlare di una inesausta tensione alla prospettiva, al vedere in prospettiva – o, se si vuole il tentativo di individuare una traiettoria che finalmente sia capace di reagire alle logiche mercantilistiche e di intrattenimento del fenomeno artistico, alla pseudocultura.

Una traiettoria che si presenta, anche per questa edizione, ancora avvinta all’idea di spazio, e di costruzione di questo spazio: di un posto in cui si esplichi una qualunque forma di abitabilità, e dunque una possibilità di azione.

 

Costruzione è per noi oggi una parola chiave: parola che ha a che vedere con un pensiero dell’arte, di cosa l’arte potrebbe essere. Parola che richiama anche a un compito etico, a un impegno nei confronti della realtà e del presente. Così come a un atto di cura, di attenzione verso il lavoro artistico che si sta già facendo, verso quei linguaggi capaci di innescare nuove proiezioni. Se le prime fasi di CRISTALLINO riportavano come sottotitolo la dicitura “Indagine sul contemporaneo” oggi si fa sempre più chiara in noi la certezza che il contemporaneo va costruito, tassello per tassello, passo dopo passo.

 

C’è una perfetta metafora dello scrittore simbolista Renè Daumal, contenuta nel suo capolavoro, Il monte analogo, che forse può essere d’aiuto a comprendere meglio questo pensiero: “...per raggiungere la cima, bisogna andare di rifugio in rifugio. Ma prima di lasciare un rifugio, si ha il dovere di preparare gli esseri che devono venire a occuparvi il posto che si lascia. E solo dopo averli preparati, si può salire più in alto. Per questo, prima di lanciarci verso un nuovo rifugio, abbiamo dovuto ridiscendere per trasmettere le nostre prime conoscenze ad altri ricercatori…”.

 

Il percorso che ci aspetta è in sostanza infinito – la cima non sarà mai raggiunta. Ma proprio questa immagine dell’andare di rifugio in rifugio e del tornare sui propri passi prima di riprendere la salita, per un passaggio di testimone ad altri ricercatori, è la nostra direzione guida, oggi.

 

Andare avanti ritornando – la cosa cercata resta, come sempre, in attesa formale.

 

 

 

Roberta Bertozzi

 

 

 

 

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