Il riscatto del Kitsch

December 12, 2016

 

L’opera di Andrea Salvatori si pone al crocevia di diversi input formali, all’interno di una esperienza visiva che rielabora, disancorandola dalle sue implicazioni sociali e interpretative, una tra le più invasive categorie estetiche del Novecento: il Kitsch.

 

Si tratta di una ricerca che prendendo le mosse dal manufatto ceramico, e in modo particolare da quel retaggio di ammennicolo che l’oggetto ceramico veicola inesorabilmente con sé, giunge a sublimarlo in occasione scultorea, per tramite di una sperimentazione avvinta alle linee, ai volumi, ai contorni – a tutti quegli elementi plastici (di una plasticità molto spesso miniaturizzata) che in ceramica risultano per di più enfatizzati dall’esultanza cromatica di smalti e invetriature.

 

Senza rinnegare lo statuto minore di questa arte, tutto quell’universo funzionale e meramente decorativo cui essa si è sempre prestata, anzi, rivalutandolo e sfruttandone appieno le potenzialità immaginifiche, le tracimazioni del gusto, il surplus di discorsività, quando non la pura e semplice pacchianeria, Salvatori, come scrive Alberto Zanchetta in una sua nota critica, “scardina la logica predefinita di comuni porcellane”, prolungandone, stravolgendone e intensificandone il racconto originario.

 

Andrea Salvatori, TuttiTappi, 2012

 

Vasi, soprammobili, statuine, centritavola: l’anima Kitsch di questi oggetti, ossia la sproporzione risibile e iperbolica che s’instaura fra il loro aspetto esteriore e quella che dovrebbe essere la loro strumentalità, viene, da questo artista, esaltata al punto da estrarne un effetto simbolico. Straniato dalla sua destinazione d’uso, distorto e privato della sua valenza decorativa, ciascun contenitore o basamento, ciascuna statuina od orpello termina per riconfigurarsi come un novello arcano, per caricarsi di una inusitata proiezione allegorica.

 

Quella di Salvatori è un’esatta e stravagante operazione di camouflage, un  iper-Kitsch, che proprio a partire dalla cianfrusaglia dimenticata in un qualunque mercatino dell’antiquariato, dalle “buone cose di pessimo gusto” di gozzaniana memoria, intende riscattarne la potenzialità semantica, la sorprendente virtualità iconica. E tutto questo limitandosi a una pratica di decontestualizzazione, di prelievo e innesto, al fine di portare all’estremo quel sottile turbamento, o degenerazione del contenuto, che già queste maioliche, nella loro datità, sembrano preannunciare.

 

Andrea Salvatori, No title, 2005

 

Per lui userei le riflessioni di Jean Baudrillard a proposito del primato ironico dell’oggetto su quello critico del soggetto, quando sosteneva che “non vi è più bisogno di confrontare gli oggetti con l’assurdità della loro funzione in una irrealtà poetica, come fecero i surrealisti: le cose s’incaricano di illuminarsi ironicamente da sé, si sbarazzano facilmente del loro senso – tutto ciò fa parte della loro concatenazione visibile, troppo visibile, che crea da sola un effetto di parodia”.

 

Come a dire che non c’è più bisogno di dissacrare alcunché: il punto stesso della dissacrazione, dell'iconoclastia, diventa un atto di affermazione, un compiuto riscatto.

 

Roberta Bertozzi

 

 

 

 

 

Andrea Salvatori nasce a Faenza nel 1975. Consegue il diploma all’Istituto d'Arte per la Ceramica nel 1995, e quello in Scultura all' Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2000. Vive e lavora a Solarolo.

Dal 1997 partecipa a numerose esposizioni sia personali che collettive. Nel 2007 è secondo classificato alla 55esima edizione del Premio Faenza; nel 2009 è primo classificato alla 56esima edizione dell’omonimo premio. Nel 2010 si aggiudica il secondo posto al Sidney Myer Fund Australian Ceramic Award International, Shepparton Art Museum, a Sidney.

Fra le sue mostre personali, nel 2016: ‘Gli Specchi Dovrebbero Pensare Più a Lungo Prima di Riflettere’ , a cura di Sabrina Samorì e Silvia Battistini, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Bologna. Nel 2015: ‘Metaceramico’ a cura di Chiara Fuschini, Galleria Ninapi, Ravenna; ‘Allievo e Maestri’ a cura di ThePoolNYC Gallery, Palazzo Sassoli de’Bianchi, Bologna.Ha inoltre partecipato alla 54 esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia; Padiglione Italia; Regione Emilia Romagna; a cura di Vittorio Sgarbi (Chiostri di S. Pietro, Reggio Emilia 2011).

 

 

 

 

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