L’abisso del pensiero. Note su Down di Mariano Marini, Rudy Mazzoni e Fabrizio Zanuccoli

January 6, 2016

Per Cristallino Marini, Mazzoni e Zanuccoli firmano una perfetta mise-en-scene del meccanismo del pensiero, del gioco illusionistico della visione.

 

Se paragonata alle altre opere presenti nel percorso espositivo “Il pensiero è un abisso”, quella ideata da Mariano Marini, Rudy Mazzoni e Fabrizio Zanuccoli appare come un esperimento del tutto sui generis, sciolto da quel comune denominatore rappresentato dall’accumulo e dall’assemblaggio degli oggetti che costituisce il leitmotiv della mostra.

 

 

Eppure, a ben vedere, questo taglio rispetto alla continuità degli altri interventi è tale solo all’apparenza. Perché ciò che essi realizzano in questa installazione che porta il titolo “DOWN” è una perfetta messa in scena del meccanismo del pensiero, del modo di attuarsi di un’idea fissa, esattamente come quella che attanaglia il protagonista del poema di Baldini.

 

Ricalcando alla lettera l’intestazione del progetto, ecco dunque “l’abisso del pensiero”, qui incarnato nella sua dimensione bipolare: da una parte l’abisso provocato dall’excessus mentis, quando preso dalla sua febbricitante attività l’intelletto supera i propri confini per un surplus di sofisticazione; dall’altra l’abisso inteso propriamente come assenza di pensiero o, per citare Goya, il “sonno della ragione”.

 

 

Fedeli a quella che da tempo è la loro cifra stilistica, ossia un modo di intendere il gesto artistico alla stregua di un congegno mistificatorio e demistificante, come uno strumento atto al rovesciamento ironico, quest’opera è a tutti gli effetti un trompe-l'œil, un cinemascopio che anziché ampliare la nostra visione la costringe in un vicolo cieco, obbligandola a verificarsi, sollevandola dalla sua inerzia, mettendola a confronto con la fallacia delle sue aspettative.

 

È sintomatico che per fare questo gli artisti si servano proprio dello strumento ottico per eccellenza, il cannocchiale. Questo emblema della visione chiara e analitica, capace di riportare sotto il nostro controllo ciò che è lontano e inafferrabile, si riduce a un puro e semplice bluff, nel momento in cui puntato verso una delle opere storiche del Musas, il Polittico di Jacobello da Bonomo, ne nega in modo perentorio la contemplazione.

 

 

Il punto focale non si trova più all’esterno ma nel gioco illusionistico interno alla macchina, dove viene allestita, con minuzia magistrale, una sala cinematografica completa di tendaggi. Sullo schermo è proiettata una sequenza filmica in loop, nella quale compare un personaggio che cade infinitamente nel vuoto –  nell’abisso, appunto, del suo pensiero.

 

Complessa e raffinata insieme, l’operazione di Marini, Mazzoni e Zanuccoli innesca un inesauribile gioco di specchi, dove è inevitabilmente contemplato, o comunque atteso, anche il feedback dello spettatore, fatto che arricchisce la polisemia di questo lavoro, collocandolo in quella zona ambigua che sta tra performance e installazione.

 

Roberta Bertozzi

 

 

 

 

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