Chiari del bosco

April 25, 2016

A Souvenir D'Amérique in mostra le opere di Gloria Salvatori, una lettura misterica del paesaggio.

 

Nell’opera di Gloria Salvatori il profilo del mondo assume i contorni di uno spazio perimetrato, intimamente raccolto, quasi ancestrale. È, la sua, una operazione (anzi, meglio, una singolare operazione perché evidentemente priva di alcun calcolo) che punta a una mise en abîme dei luoghi pur riuscendo a trattenere sulla soglia del supporto fotografico la loro più tangibile evidenza.

In altri termini, si tratta per lei di ricavarne gli spessori, tattili e sensoriali, e insieme di distanziarli in una atmosfera di diffusa enigmaticità.

 

 

Alternando la pratica fotografica al disegno, quasi fossero due modi di agire concomitanti, due punti di osservazione che condividono la stessa traiettoria formale, l’artista è in cerca di una totalità percettiva che sia capace di conservare la frontalità, a volte aspra e disadorna, del soggetto ritratto e insieme il suo secretum.

La sua arte è del tutto intesa a scovare quel quid che ci avvince e ci lega a un determinato posto, e che molto spesso resta inesprimibile a parole. Ciò che colpisce la retina dello spettatore è una impressione estatica del paesaggio, silenziosa e mistica, toccata da una luce retrostante, da comprendersi per via di barlumi, per via di improvvise agnizioni.

 

Sono antri, grotte, rocce – terreni incolti e stralci boschivi; luoghi inusitati, impervi, scorci che non dimostrano a prima vista una particolare attitudine estetica, e che tuttavia trattengono nelle loro pieghe un alcunché di misterico.

Per tentare una similitudine cinematografica, trovo che il suo racconto fotografico sia molto prossimo alle atmosfere e alla trama stessa del film “Picnic at Hanging Rock”, nel quale un gruppo di ragazze adolescenti scompare durante la scalata di una collina australiana, in un’ascesi, o viceversa in una progressiva immersione, che sembra trasportarle in uno spazio dimensionale altro, metafisico.

Ecco, in questo caso, esattamente come nell’opera di Gloria Salvatori, il paesaggio diventa una sorta di crocevia spazio-temporale, una sorta di tempio.

 

 

 

Per dare una sintesi della sua poetica mi servo di una espressione che fu già titolo di una magnifica opera della filosofa María Zambrano. Questi lavori sono in tutto e per tutto Chiari del bosco, aperture, slarghi dove coesistono a un tempo una lucida visione analitica e un intenso squarcio emozionale. Prolungando la metafora, ciò che disegnano le sue opere è un sentire illuminante, una passione che nel paesaggio trova la sua più completa corrispondenza.

 

È come se assistessimo a un timido addentrarsi, calibrato sul lato corporeo, viscerale. E c’è anche da aggiungere che questa partecipazione è tuttavia mitigata dal rigore della rappresentazione, dal suo taglio, asciutto, composto, lineare, cosa che crea una particolarissima frizione, una insolita alternanza, tra datità oggettiva e richiamo interiore.

Ciò che resta al fondo è la sensazione che l’arte, in casi come questo, s’incarichi ancora di connettersi al sacro, al fondo ultimo della realtà, ma attraverso vie delicate, sensibilmente discrete.

 

 

Roberta Bertozzi

 

 

 


Gloria Salvatori (1969)
Tra le ultime esposizioni personali e collettive si segnalano:
2014 Lo stato delle cose, RF64 Spazio Minimo Repubblica di San Marino a cura di Marco Vincenzi- mostra personale. Da regioni di ultima luce, Biennale disegno, circuito Open, Bruno Bernardi L. Rimini, a cura di Stefano Lombardelli e Anna Maria Del Bianco- mostra personale
2015 Rimini foto d'autunno. Ala Nuova, Musei della città di Rimini a cura di Massimo Pulini e Piero de Luca -mostra collettiva 2015/2016 Nowhere Landscapes. Per una nuova geografia dello sguardo, Palazzo del Ridotto-Galleria Comunale d'arte, Biblioteca Malatestiana a cura di Sabina Ghinassi -mostra collettiva

 

 

 

 

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