Ilaria Margutti, l'opera cicatriziale

December 10, 2015

Per Cristallino l'opera di Ilaria Margutti, tra arabesco, trame ed esatta rêverie

 

In occasione della mostra “Il pensiero è un abisso” Ilaria Margutti ha scelto di presentare un vero e proprio spaccato del suo atelier, ammassando quaderni, strumenti, materie, come fossero elementi in attesa di essere selezionati e dunque caricati di senso.

Un insieme caotico, nel quale tuttavia è possibile individuare, sottotraccia, per minimi barlumi e fortuite analogie, un ordine: dalla modalità di disposizione degli oggetti sembra trapelare infatti un investimento affettivo, una viscerale sollecitudine che termina per assegnarli a quelle atmosfere tipiche della rêverie.

 

 

Su tutto domina la massiccia presenza di fili, bobine, tessuti, strumenti peculiari del suo lavoro artistico che riconosce il suo centro nella dimensione del ricamo. Una dimensione che Ilaria decide di esplorare in tutte le sue possibili traiettorie, partendo da quella dell’arabesco - della possibilità di una proliferazione pressoché interminabile (e senza alcun punto di origine) del segno, di un atto espressivo che procede senza vincoli di sorta, senza calcolo o intenzione, secondo una gestualità che potrebbe trovare ideale sintesi nel monito di una delle più grandi poetesse del 900, Marina Cvetaeva, quando suggeriva che solo compito dell’artista, del poeta, è di “lasciar fare alla mano”.

 

 

Ricamare, intrecciare queste trame significa affidarsi alla sapienza di una manifattura, di un’opera che si realizza nella durata e nel ritorno: qualcosa di analogo alla temporalità della natura e alla sua conformazione, qui ulteriormente attestata dalla presenza di organismi vegetali essiccati, nei quali le nervature, il reticolo strutturale è esposto in superficie.

 

 

 

Ma c’è anche un altro aspetto ad arricchire di spessori la sua ricerca: perché in più di un caso la ritualità del cucire si innesta su sagome femminili e si fa operazione cicatriziale: tra la volontà di sanare le ferite riportate da questi corpi e al contempo di esaltarle, insistendo sui punti di sutura, quasi cercando una cristallizzazione emblematica di ciascun taglio.

Al centro sta l’universo femminile e tutta la mitologia che ha saputo generare: fin dall’archetipo degli archetipi, quello di Penelope e della sua tela, dove l’alternanza di tessitura e disfacimento della trama, di ordito e smagliature, diventa una precisa strategia di resistenza: una rivendicazione del proprio tempo e delle proprie ragioni contro ogni sopruso, contro ogni perdita.

 

Roberta Bertozzi

 

 

Ilaria Margutti (Modena 1971), vive e lavora a Sansepolcro, dove svolge l’attività artistica e quella di docente di storia dell’arte. Nel 1997 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha collaborato con gallerie: Janinebeangallery Berlino, Wannabeegallery Milano, MLBhomegallery Ferrara, Bontadosi ArtGallery Montefalco (PG), Galleria Art Forum Bologna.

Dal 2007 inserisce il ricamo nei suoi dipinti, linguaggio in cui sente meglio rappresentata la propria poetica.

Nel 2008 le sue opere sono  finaliste in tre premi internazionali: Arte Laguna, Arte Mondadori e premio Embroideres’ Guild di Birmingham. Nel 2010 è in Costa d’Avorio per il progetto De L'Esprit e de L'Eau sostenuto dal Consolato Italiano. Nel 2013 personale presso la galleria Nazionale Montevergini – Siracusa. Fiere: Conteporary Istanbul 2013, Arte Fiera Verona 2013, Paratissima 2013, Arte Fiera Bologna, 2014. Segue progetti per la diffusione dell’arte contemporanea presso il Museo Civico di Sansepolcro.

 

www.ilariamargutti.com

 

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