Disegno e mondo sono una sola cosa: Massimiliano Fabbri

November 11, 2015

Il terzo capitolo dell’anteprima alla mostra “Il pensiero è un abisso” incontra l’opera di Massimiliano Fabbri

 

Massimiliano Fabbri incontra l'arte secondo un approccio che potrebbe definirsi globale: pittore, critico e curatore (sua la direzione artistica di Selvatico, rassegna che in questi ultimi anni ha offerto al pubblico un vasto panorama della scena artistica contemporanea), ideatore della Scuola Arti e Mestieri di Cotignola, laboratorio permanente per bambini, qualcosa, cito, “che sta a metà tra una fabbrica e una casa dove si generano idee e cose”.

La sua pittura è onnivora, nasce all’insegna di una voracità che da un certo punto di vista sembra ricalcare la varietà delle sue competenze: è labirintica, materica, germinativa – interamente dominata da un impulso percussivo, sussultorio, con l’impressione che in essa si condensino continue interferenze tra soggetto e oggetto, visione e immaginazione, mondo reale e mondo onirico.

 

 

È come se per lui non esistesse un confine tra le cose esterne e la loro inscrizione interiore, come se queste due dimensioni procedessero in modo simultaneo, in mutuo rapporto, fuse in un unico spazio rappresentativo. Nessuna distanza dunque tra ciò che vedo, ciò di cui faccio esperienza concreta, e la traccia che di questo si imprime nei miei sensi, nella mia percezione: disegno e mondo, nei suoi lavori, sono una sola cosa.

Una fusione che Fabbri molto spesso realizza proprio assecondando quella ritmografia automatica che è tipica del disegno, ovvero la sua capacità di generare quella contraddizione in grado di far progredire l’immagine: Massimiliano si abbandona al disegno con incondizionata fiducia, consapevole che a questa pratica appartiene una segreta intelligenza, un moto proprio.

 

 

 

Ho deciso, nel caso di questo artista, di affiancare a questa breve introduzione un testo da lui scritto in occasione della mostra collettiva "Pensiero Ruvido", tenutasi a Russi (RA) lo scorso settembre. Credo che le sue parole descrivano meglio di qualsiasi commento il processo che guida il suo lavoro, finendo anche per consegnarci qualche piccolo indizio dell’idea che sta alla base del progetto che realizzerà per la mostra "Il pensiero è un abisso".

 

Roberta Bertozzi 

 

 

Uno scritto di Massimiliano Fabbri in margine alla mostra Pensiero Ruvido (09/2015)

 

(...) i contorni che avete disegnato

non indicano più il margine

di quel che avete visto,

ma il margine di quel che siete diventati.

John Berger

 

L'allestimento sarà qualcosa che sta un po' tra l'accumulo di una quadreria e una carta da parati che invade lo spazio, quasi che queste finestre e la loro densità rappresentino infine una grotta, un'oscurità interna di foresta, la rappresentazione della notte e cavità in cui è contenuto il cervello, lo spazio in cui si proiettano e sedimentano le immagini. Una cupola dove il disegno rappresenta la natura che si riappropria nel tempo dello spazio, invadendolo. E il tentativo fallimentare di mettere ordine a questo mondo cresciuto dentro.

Questi disegni sono per me una specie di raffigurazione interna del cervello, quasi una descrizione o tentativo di trasposizione di flussi, meccanismi e cortocircuiti del pensiero, qualcosa di più vicino a un tentativo di orientamento piuttosto che a una rappresentazione della natura, anche se di quest'ultima hanno e conservano il modello di crescita, una crescita circolare. E l'accumulo stratificato, che ha a che fare con lo spazio e il tempo, le amnesie, i depositi e le perdite anche.

La pratica del collage permette poi di tenere insieme il disegno dal vero, dove il secondo passo è pratica d'innesto e congiunzione di questi dettagli di visione, e il disegno quasi automatico, fatto a partire dalla casualità di scarabocchi di bambini, macchie o altri segni e tracce rimaste sul campo anche dalla pittura stessa, come avviene a esempio con i monotipi. Il collage che negli ultimi disegni sembra prendere più spazio funziona quindi come una specie di disciplina utile a districarsi in questo archivio e viluppo di segni e sedimenti. Pratica che fa esplodere e affiorare altre gemme e fiori e nuove vegetazioni e venti interni a scuotere. Resti, frammenti e pezzi sparsi, accumuli a cui si cerca di mettere ordine quasi come archeologo. Il disegno come geografia.

Due mondi o emisferi che si collegano e intrecciano e alimentano, che si mangiano a vicenda. E che spesso si colonizzano fino a risultare sovrapposti e indistinguibili. Un intrico di ossa e foglie. Un paesaggio. Con congiunzioni, costellazioni e collegamenti somiglianti tra le forme.

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