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Valentina D'Accardi, Düsseldorf, storia di una quarantena

Settimo diario, a firma dell’artista Valentina D'Accardi che ci ha fatto dono di un progetto dal titolo “Düsseldorf”.

Difficile descrivere l’intensità di queste fotografie, in cui vibrano temi che ci riportano alla sofferenza di un discorso amoroso interrotto proprio dalla quarantena… ci affidiamo alla dichiarazione di poetica che l'artista ha allegato a margine di questi lavori, e che pubblichiamo per intero qui.


❝ Ho l’amore, ma non ho più potuto vederlo per la quarantena. Una lacerazione terribile. Vivo sola: il mio isolamento è totale ed assoluto.

Düsseldorf non è un diario: è una storia da leggere al contrario, fatta di immagini, video e parole. Una storia che sto raccontando a una persona precisa. Non sono regolare nel lavoro e non ho un programma stabilito: aggiungo un pezzo al racconto solo quando per me è il momento. Non so come prosegue la narrazione o quanto deve durare. É come se stessi inventando una fiaba a voce alta: tutto accade mentre accade. Non c’è un pensiero prima. É parola parlata. A volte ci sono buchi di giorni: questo succede quando non ho voglia di parlare.

Regalo a lui che è assente i cieli che avremmo visto se fossimo stati insieme. Nelle polaroid compare la vista della mia camera da letto. Non le scatto in digitale: queste fotografie sono piccoli oggetti-immagine immediati, legati all’affetto e all’istante mancato. Sono state scattate nel corso degli ultimi tre anni, quando ancora nella mia vita non erano all'orizzonte né lui, né la quarantena. Era per me sospensione del tempo, mentre tutto scorreva: un gesto legato alla contemplazione della bellezza. Esercitavo la volontà di interrompere l’azione che stavo compiendo per guardare fuori. Guardare fuori e basta. Una specie di meditazione, la gratuità del gesto. La foto, intesa come oggetto e non come immagine, diventa la materializzazione di quel momento di sospensione e consapevolezza. Un testimone.

Non ho più potuto condividere il quotidiano con lui. Ho in mano questi momenti di consapevolezza. Si legano a quello che incontro lungo il tragitto in bicicletta per andare a lavoro, a quello che accade in bottega, o sugli alberi, o la notte, nei sogni. Si legano anche alle voci di certi sconosciuti, quando ubriachi nell’ombra hanno scritto su un muro.❞


Come racconta lei stessa in incipit al testo, il diario si compone anche di sequenze video che pubblicheremo presto su questo ed altri canali.

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