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Una intervista di Marcello Tosi alla direttrice artistica del Festival

Pubblichiamo l’intervista del giornalista Marcello Tosi alla direttrice artistica del Festival, per una riflessione in più rispetto ai cantieri di questa edizione.

“Art as a virus” è il titolo programmatico che da aprile a maggio 2020, durante l’emergenza Covid-19, assumono i Cantieri del Festival Cristallino. Roberta Bertozzi, in quale maniera, in veste inusuale, i Cantieri del Festival Cristallino tornano ad attuare la propria riflessione sulle arti contemporanee, per dare interpretazione di questi tempi tramite il lavoro comunitario di artisti e intellettuali?

‹‹Ogni anno ad aprile eravamo soliti proporre dei cantieri propedeutici all'edizione del Festival che si sarebbe tenuta a settembre. A causa dell'emergenza COVID-19 ci è stato impossibile gestire questa cosa in presenza del pubblico e abbiamo deciso di sperimentare una nuova formula.

I cantieri si tengono tuttora online, attraverso contributi disparati di artisti e pensatori, e sono diretti a descrivere i tempi difficili che stiamo attraversando attraverso il loro sguardo.

Insomma, abbiamo fatto di necessità virtù. La cosa sorprendente è che lo sperimentare una modalità del tutto inedita per noi di avvicinamento del pubblico ha generato anche una ulteriore riflessione su un aspetto dell’arte che forse fino ad oggi avevamo trascurato: la sua attualità, l’impressionante legame che essa può instaurare con il tempo presente.››.

Come lo spazio fisico si rimodula in spazio “mediale” e “work in progress”, raccogliendo, avete sottolineato “la sfida di questo tempo extra-ordinario, tempo che ci costringe anche a fare i conti in maniera intensiva con la realtà”?

‹‹Ci siamo accorti che in questa operazione che stiamo portando avanti si dà una continua oscillazione tra l'uno e l'altro, tra lo spazio fisico e lo spazio “mediale”, quel luogo non luogo che sono i media. Nello spazio fisico avviene l’elaborazione dell’opera, e non potrebbe essere altrimenti. Nello spazio mediale questa stessa opera incontra la sua visibilità, la sua esposizione – seppur, appunto, filtrata da uno schermo. È come trovarsi contemporaneamente in un dentro e in un fuori.

I progetti poi presentati dagli artisti incarnano alla perfezione il concetto di “work in progress”, perché in essi la dimensione temporale, della narrazione quotidiana, è dominante››.

Cosa sono al suo interno i “diari della quarantena”?

‹‹Sono la spina dorsale del progetto dal punto di vista artistico. Gli artisti che abbiamo coinvolto ci stanno facendo dono dei loro preziosi taccuini, siano essi di tipo visivo, sonoro o verbale. Taccuini incompleti, ancora in fieri, proprio per quell’aspetto che sottolineavo poco fa, eppure assolutamente organici, secondo il tipo di visione estetica e poetica che contraddistingue ciascuno di loro››.

Perché avete posto in evidenza anche l’importanza che assume come tema “la possibile equivalenza che può intercorrere tra l'arte e la dimensione del virus”?

‹‹Accanto ai diari della quarantena proponiamo anche degli interventi teorici che ipotizzano, appunto, una possibile contiguità fra la dimensione virale e la dimensione artistica. Il nesso è discorsivo: da quando siamo stati costretti a confrontarci con il coronavirus nel nostro vocabolario si sono imposte delle parole, le nostre argomentazioni sono necessariamente mutate…

La mutazione cui stiamo andando incontro non è solamente economica, storica e sociale, ma anche linguistica. Ecco, io credo, che molti di questi aspetti linguistici che si stanno profilando siano già da tempo connaturati nel lessico delle arti contemporanee, e nelle videoconferenze tento di dimostrarlo››.

Un’esperienza, avete aggiunto, che vuole presentarsi anche come una ulteriore risorsa a fianco della già importante attività di sensibilizzazione svolta dalla Regione Emilia Romagna e dagli Enti Comunali nella messa a disposizione del nostro patrimonio digitalizzato e di spettacoli musicali, teatrali e cinematografici...

‹‹Rispetto alla mole di occasioni culturali messa in campo dalla nostra regione, tutte di estrema eccellenza, il nostro è ovviamente solo un piccolo contributo, un tassello aggiuntivo.

Nella forma, tuttavia, è essenzialmente diverso: accettiamo la sfida che ci viene posta dai tempi che stiamo attraversando per cercare di dare di essi, nell’immediato (e con tutta l’imprecisione dell’immediato sottolineo), una possibile lettura.

I cantieri non propongono materiali d’archivio ma producono nuovi materiali. La forma vuole essere generativa››.

Dove si possono vedere gli interventi?

‹‹Gli interventi si possono vedere sui canali social del Festival, Facebook e Instagram, alla pagina web cristallino.org/artasvirus››.

(Marcello Tosi)

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