LUOGHI IN CUI

 SPERIMENTARE

 UN'APPARTENENZA

Luoghi per le arti visive

“Lo spazio è un dubbio: devo costantemente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo. I miei spazi sono fragili: il tempo li consumerà, li distruggerà: niente somiglierà più a quel che era, i miei ricordi mi tradiranno, l'oblio s'infiltrerà nella mia memoria, guarderò senza riconoscerle alcune foto ingiallite dal bordo tutto strappato. (…) Scrivere: cercare meticolosamente di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola precisa al vuoto che si scava, lasciare, da qualche parte, un solco, una traccia, un marchio o qualche segno"

GEORGES PEREC, Specie di spazi

Cristallino è l’ipotesi di un luogo.

Un luogo qualificato dal costruirsi provvisorio di una comunità, nel senso più arcaico del termine: koiné, un insieme di persone che sceglie di mettersi in gioco per iniziare a sillabare una lingua comune, un comune desiderio – e dove è proprio la consapevolezza del fallimento di questo progetto a ribadirne l’assoluta necessità.

 

Cristallino è un luogo in cui sperimentare un’appartenenza, anche solo per un breve frammento di tempo: appartenenza al fatto di essere in comune anche se distinti, in una esaltante condizione di prossimità eppure distanti.

 

L’appartenenza che cerchiamo non passa per scopi pratici, valori ideali o una figuratività condivisa: essa è incitata soltanto dall’urgenza di riprendere di nuovo possesso del nostro presente, di abitarlo concretamente, di popolarlo di figure e miti.
Figure e miti che hanno un significato non tanto per la ragione quanto per l’immaginazione, per i concreti prodigi che saranno in grado di generare – allora il nome esatto di questo luogo diviene cantiere, uno spazio fatto di tutte quelle proiezioni, quelle convulse e insieme rigorose traiettorie che attraversano ogni processo creativo.

 

Cristallino è un luogo interstiziale – tra radicamento e nomadismo, tradizione e utopia, artista e pubblico, singolo e collettività; luogo in cui questi poli coincidono per il bisogno di operare, condividere, dibattere.

Niente dunque a che vedere con la spazialità anonima, cartesiana cui ci ha abituati la modernità: non vi si può semplicemente transitare, prendere e lasciare con sguardo distratto – si viene interpellati, occorre esporsi, compromettersi, replicare qualcosa alle sollecitazioni visive.

 

Cristallino è come un dispositivo simbolico: un luogo che moltiplica le vie d’accesso al senso, così come i suoi potenziali punti di fuga.

Con la convinzione che alle immagini appartenga ancora la capacità di figurare, di inventare, come scrisse Cristina Campo a proposito della fiaba e della poesia, una storia “che può continuare a levarsi ad ogni angolo di una vita, aperta a una nuova pagina, dischiusa da una nuova chiave”.

CRISTALLINO

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