GIORGIA SEVERI

 ABORIGENO

 

Aborigeno

DOMENICA 22 GENNAIO 2017 / ORE 17.30

MARCANTONIO RAIMONDI MALERBA + GIORGIA SEVERI

+ BARACHETTI/RUGGERI

atelier Giorgia Severi, 2015, photo credit Luca Piovaccari

All'interno del dibattito tra etiche ambientali antropocentriche e anti antropocentriche, che si è sviluppato a cavallo e nella seconda metà del secolo scorso, la visione di Giorgia Severi potrebbe rientrare in quella che è stata definita come "etica della responsabilità". John Passmore è stato tra i primi a includere tale termine all'interno del dibattito ecologico, pubblicando nel 1974 il libro Man's Responsibility for Nature. Quella di Passmore è una posizione che, pur conferendo alla natura un valore meramente strumentale, ci invita a ripensare eticamente il nostro modo di amministrare le risorse presenti in essa. Responsabilità dunque come azione primaria del genere umano, volta ad assicurare a se stesso un ambiente non depauperato o irrimediabilmente devastato. La ricerca artistica di Giorgia Severi è il risultato di un sentimento profondo che mette al centro questo senso di responsabilità. L'arte diventa così un mezzo per compiere azioni culturali, sociali, di denuncia e di sensibilizzazione rispetto a tematiche che coinvolgono l'uomo e la Terra.

Andrea Lerda / PLATFORMGREEN

 

Il paesaggio primigenio forse non esiste più da molto tempo. Siamo in un momento di veloci ed imminenti cambiamenti climatici e geologici quindi ambientali - paesaggistici, che dipendono in parte dall'azione antropica. Quello che urge per me come artista, non è solo l'azione consapevole, ma fare una vera e propria catalogazione di paesaggi che stanno scomparendo velocemente o cambiando in modo repentino. In questo processo di archiviazione sono a stretto diretto intimo e talvolta violento contatto con il paesaggio stesso e gli elementi naturali a cui mi riferisco. Voglio mostrare paesaggi in mutazione che non vedremo mai più come sono ora, punti quasi irraggiungibili verso l'alto, l'azione positivamente antropica nell'ambiente dove uomo e ecosistema si stringono in quella cosa chiamata cultura che il sistema sta dilavando come una frana.

 

Giorgia Severi

 

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